venerdì 28 maggio 2010

Il Fotto Quotidiano - Due o tre noticine sulla compagnia cantante travagliesca


Non capisco perchè continuino a chiamarla "la D'addario". La chiamino "la dà a Silvio".
La battuta è di Massimo Ciancimino, proprio lui, il figlio di don Vito. L'ha detta venerdì scorso al Circolo Fuori Orario, nel corso di un dibattito che vedeva protagonisti tra gli altri Peter Gomez, Sandro Ruotolo e Marco Lillo.
Ciancimino junior resta per me una figura piuttosto inquietante. Come sia possibile che la persona depositaria di segreti tali da far tremare la Seconda Repubblica si aggiri tranquillamente su e giù per lo stivale quasi senza scorta e si esponga con la massima tranquillità a folle plaudenti come un Divo della TIVVU', ecco mi resta un po' difficile da capire.
Così come mi è difficile da digerire tutto l'alone di merchandising che si è incollato addosso ai membri della compagnia cantante del Fatto e Co. Intendiamoci: ho adorato totalmente Peter Gomez, stravedo per Travaglio, pagherei Lillo per insegnarmi il mestiere. Ma non si può sfuggire da una analisi critica anche nei confronti del baraccone montato su da questi signori. Mi sembra di poter dire che siamo all'alto sfruttamento dell'antiberlusconismo. E siccome Berlusconi è sostanzialmente marketing, consiglierei ai Travaglio brothers meno marketing se vogliono essere più credibili: meno libretti istantanei, meno cachet, meno riflettori, meno make up, meno divismi.
Amen

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