

PERCHE' FOTOGRAFIA EUROPEA E' STATA UN GRAN SUCCESSO?
Fotografia europea è l'unico momento dell'anno in cui i numerosi baldi e gagliardi geni incompresi della città possono trovare concretizzate, in una serie di luoghi selezionati del ventre urbano, le loro sgangherate utopie-autopsie compulsivamente auto-omo-erotiche. Nel corso dell'ultimo weekend numerosi narcisi esteti in cerca di una elite finalmente hanno potuto trovarla auto-includendosi nella conventicola dei rari aruspici capaci di districarsi nelle enigmatiche, "sfingiche" e "budellari"sovrastrutturazioni di senso delle esposizioni.
Troppa settimana della fotografia, cari autoerotici dell'immagine fine a se stessa, vi fa diventare ciechi: per questo mi sono vestito da casto prete di campagna, l'altra sera, e sono andato ad affossarmi all'ultimo piano dei civici musei per uno dei momenti più strepitosamente provinciali della nostra vita. Ero lì a ricordare agli esaltati consumatori di cultura, massificati come atroci massaie semiologhe, che anche per loro vale il momento mori. Rapportarsi all'incomprensibile dell'arte esposta, cari amici, non vi salverà. Anzi: quello era il vostro patibolo, e come sempre non ve ne siete accorti. Ora vi spiego, cuccioloni. Fondere animali impagliati della collezione Spallanzani, quadri, installazioni, un dj e una massa in cerca di direzione in cui voi eravate il nulla per eccellenza, è stata un'impresa di follemente alta ironia che aveva davvero un senso. Una colossale presa per il culo ai danni di voi partecipanti, uno sfottò perfido degli organizzatori, geniali. Io vi amo, organizzatori.
Mi avete preso in giro e ci sono cascato. Ho amato quell'insensato pastiche che avete montato in quell'oscuro attico museale, ho amato la gioviale espressione di Mimmo Spadoni (finalmente mi ha considerato un essere umano - solo perchè facevo finta di capire qualcosa: e adesso datemi la vicesindacatura) ho amato la Farioli, ho amato il tizio di legambiente che faceva il buttadentro, ho amato i numerosi ostentatissimi artisti gay presenti, ho amato la assistente video che era dubbiosa sulla sua capacità di offrire rapporti sessuali manuali ad alcuni dei presenti, ho amato la Cri che mi ha aiutato a profanare fanciullescamente l'inganno semiotico con delle foto, le sue, estremamente rivelatorie. Grazie anche al deejay che ci ha fracassato la minchia per un'ora, all'inizio, inondando le stanze con delle assurde registrazioni subacquee delle voci delle balene: bellissimo, sublime, sebra che due lesbiche nevrotiche abbiano ritrovato adirittura la loro naturale regolarità intestinale. Proprio così: questa è arte - yoghurt, arte bifidus activus, serve a rimetterci in sintonia con noi stessi. Non comunica, ricolloca i fruitori nel loro orizzonte fittizio - supergoico. E' arte logistica.
Molti dei presenti, a giudicare dalla vacuità degli sguardi, erano lì forse più in cerca dei peni sottaceto (di cui la seriossima collezione è munita) che di arte: hanno trovato molto di più, la rappresentazione della loro identità in un reticolo di stanze estanzette piene di gente assordata, ammutolita dal rumore, spaesata, in posa, fermamente incapace di eresia, incolpevole e ben vestita, contemporanea.
nota per il lettore: c'è più vero di quel che non si pensi... Simo non sei solo!
RispondiEliminaP#7