sabato 10 aprile 2010

Pd: Fantuzzi se ne va, in anticipo sull'eternità - Fonti in preda a lucide visioni da oppiacei - Evolution: Andreotti, Berlusconi e Renzo Bossi


Mai fidarsi delle confidenze ottenute in un pub semivuoto all'una e mezza di notte da parte di stravolti che hanno rischiato di brutto di dover scappare in brasile a seguito di casini con la contraccezione.
E' una lezione dura da apprendere, ma direi di averla colta fino in fondo. Giulio Fantuzzi ha detto che non si ricandiderà a segretario provinciale del Pd, nemmeno una settimana dopo che, nelle ore immediatamente successive al voto, lo avevo dato per quesi certo riconfermato boss del Pd reggiano, basandomi su una serie di circostanziate chiacchiere da bar raccolte poche ore prima. .
Mi ero fidato, la fonte era credibile: il cambiamento - mi ero detto - arriverà solo coi cavalieri dell'apocalisse. Era una prospettiva rassicurante, molto più di un governo tecnico per le riforme presieduto da Renzo Bossi. Il lungo periodo non ha mai spaventato gli italiani, in fatto di leadership politiche decadenti: cresciuti con Andreotti, invecchieremo con Berlusconi. E nessuno dei due morirà mai: non possono, per senso di responsabilità nei confronti del nostro malandato paese minacciato dai comunisti dell'Istria e da quella incubatrice di corrompente disfattismo sessantottino che è la Fondazione FareFuturo.
Il sole non tramonterà mai sul regno di Silvio e Giulio il Grande. Fantuzzi invece, comunista-buonista fino alla fine e attento alle richieste di innovazione del socialismo riformista, ha fatto un passo indietro e adesso ci toccherà scervellarci per almeno un altro mese mezzo a caccia di indiscrezioni su chi verrà dopo di lui. Speriamo che il Pd si adatti al clima nazionale e scelga per la segreteria un parente del predecessore, o una igienista orale con protesi al silicone Made in Jena che di notte legge Marcuse in lingua originale.
Mahalo

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