giovedì 14 aprile 2011

Camminare nella Bruttezza. E poi nella luce...

Per la tribù indiana dei Navajo la qualità della vita non si misura con la ricchezza o con lo status sociale. Per loro tutto sta nel "camminare nella bellezza". Ecco, se c'è una cosa certa negli ultimi mesi è che qualcuno vuol farmi camminare nella bruttezza. Non riesco più, o quasi, a leggere i giornali: è un calvario. Al lavoro ormai il disagio è pane quotidiano: la tensione ha raggiunto una intensità da rendermi a lungo muto. Mi manca l'aria. Tiro avanti imponendomi un sonno spirituale, una strategia che ha forti costi in termini di lucidità. Solo la passione per il mestiere riesce a farmi spingere di nuovo tutte le mattine il bottone del riavvio. In questa nebbia, le cose belle hanno uno splendore difficile. Difficile da rendere qui, tra il bianco e il nero delle righe. Come sempre servono parole per descrivere altre parole, nella speranza di riuscire ad aggrapparsi a sensazioni che sfuggono dalla pagina. E' una bella fatica strappare i brividi all'alterità del mondo per consegnarli a qualcuno o qualcosa. Bisogna provarci, però. E mentre cerco indizi di compiuta espressione, in questo arabesco labirintico, riesce a sporgersi sulla pagina un solo tentativo: "Grazie, Lucy. Grazie di tutto quello che sei. Grazie".

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