domenica 13 giugno 2010

SUDAFRICA 2010 / 4. Mesut Ozil è un crack - Lennon non è un playmaker - Messi non può moltiplicarsi per 11

Tre giorni di mondiali ci hanno fatto vedere già alcune cose interessanti. Considerazioni in ordine sparso obbligatorie.
- Il gran gol di Siphiwe Tshabalala per il Sudafrica ha dato fiducia ad una nazionale tecnicamente modesta. Vedremo dove arriveranno i padroni di casa, e se gli arbitri la tratteranno coi guanti di velluto come accadde (scandalosamente) alla Corea del Sud nel 2002.
- Argentina troppo dipendente da Messi e piantata in difesa. Qualcosa non quadra nei conti di Maradona.
- Inghilterra. Ma c'era bisogno di strapagare Capello per vedere la nazionale giocare come 40 anni fa? C'è solo uno schema di gioco: palla alle ali e cross al centro, dove peraltro non c'è una vera torre. Mortificato Rooney, costretto ad arretrare sulla trequarti per prendere palloni decenti; eccessivamente caricato di responsabilità Lennon, giocatore forte però che di fatto è costretto a snaturarsi facendo il playmaker sulla linea del fallo laterale. Lampard e Gerrard devono prendere le redini del gioco e tentare combinazioni palla a terra a partire dalla trequarti. Sono bastati gli Usa, non trascendentali, a dimostrare che a difesa schierata con i cross non si va lontani.
- Grande Germania contro una piccola Australia. I tedeschi hanno appena schiantato gli aussies, ma è stata un'impresa di cartapesta. Verbeek ha fatto giocare i suoi con una difesa altissima, che ha lasciato chilometri alle sue spalle per i lanci in profondità dei tedeschi. Fatta questa tara al 4 a zero, ribadiamo quello che avevamo detto prima dell'inizio dei mondiale: Germania con tanti giocatori che sanno gestire egregiamente il pallone. Un ciclo in netta ascesa che ovviamente non nasce dal nulla, ma che presenta caratteri nuovi: per tecnica e possesso palla la Germania è sembrata una squadra latina. Il fantasista Mesut Ozil ha qualcosa di più di tutti i suoi compagni. Gioca divinamente in combutta con Thomas Muller, altro talento giovane in grande spolvero. E in panchina scalpitano Marin e soprattutto Toni Kroos, uno dei migliori classe '90 europei. Grandi dubbi restano su Klose e Podolski: una rondine non fa primavera, bisogna vederli contro difese più forti.

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