domenica 13 giugno 2010

SUDAFRICA 2010 - 3. Spagna per la vittoria - Valdivia, meglio i soldi della gloria - Ecuador formato jet con Edgar Alvarez

Pubblica ammenda: Jong Tae Se è riapparso. La Fifa si era scordata di inserirlo nella prima lista di convocati per la Corea del Nord, almeno sul sito. Ribadiamo che si tratta di un mistero buffo ma di portata ridotta in un paese il cui presidente in carica (per l'eternità), Kim il Sung, è morto da più di 15 anni.
Gruppo H
Qui è facile direSpagna, una squadra senza punti deboli con due straordinari palleggiatori come Xavi Hernandez e Iniesta, giocatore fondamentale. Con Fabregas e David Silva e Xabi Alonso la squadra iberica ha di fatto il centrocampo perfetto. Da valutare solo eventuali cali di tensione di Casillas (c'è chi vuole il meno quotato Reina titolare) e la luna non sempre dritta di due finalizzatori puri come Villa e Torres. Complessivamente uno squadrone, niente da dire. E con diversi giovani interessanti, come Mata, Busquets, Pedro.
Poche chances per la Svizzera. Visti contro l'Italia, gli elvetici sembrano a fine ciclo. Il naturalizzato N'Kufo è decisamente l'attaccante più pericoloso, insieme al turco di origine Hakan Yakin. La difesa ha qualche nome ma sembra lenta e impacciata. Senderos letteralmente piantato, non ha mantenuto le promesse: nelle giovanili dell'Arsenal sembrava destinato a ben altra carriera, oggi è una specie di Onyewu bianco... Ma c'è un talento che potrebbe far fare alla squadra qualche sorpresa: Eren Derdiyok. Giocatore di fisico e corsa, con discrete qualità tecniche, è un attaccante che quest'anno nella Bundesliga ha "visto" molto bene la porta. Molto si è detto di Gokhan Inler, ma il giocatore sembra un po' sopravvaolutato, come lo è stato Tranquillo Barnetta: quattro anni fa un crack annunciato, oggi anonimo. Si parla molto bene di Xherdan Shaquiri, origini kosovare, un brevilineo molto tecnico classe '91 che lascia intravedere lampi di classe (ma dieci anni fa dicevamo la stessa cosa di Ricardo Cabanas, un '79 che sembrava Pirlo - e non lo è mai diventato).
Tanto folklore dall'Honduras dove in attacco dà spettacolo paracarro Pavon, ammirato in Italia con le maglie di Udinese e Napoli, uno capace di fare gol più o meno solo ai tropici. Ma attenti: squadra pazzerella con qualche talento. A partire dal matto più matto di tutti, il centometrista Edgar Alvarez, uno che con la sua velocità è in grado di mettere in diffdicoltà chiunque. E poi là davanti David Suazo e l'eterno incompiuto Leon, giocatore con colpi sopra la media ma sempre fragle dal punto di vista caratteriale. Uno spreco di talento con pochi eguali. Buono anche Wilson Palacios, attualmente nel Tottenham, centrocampista creativo scoperto dall'occhio lunghissimo di Arsene Wenger (che però invece di prenderselo lo consigliò al Birmingham...).
Infine il Cile, una delle scuole più prolifiche del calcio sudamericano. Partiamo dal superfreak Valdivia, numero dieci sulle spalle, trequartista tutto dribbling che dopo aver vinto il campionato in Brasile col Palmeiras, invece di fare carriera pensò direttamente ai soldi e si infilò in quel buco nero di campionato petroldollaristico che è la serie A degli Emirati Arabi. Lo chiamano El Mago, quantomeno in banca. Un pazzoide da amare subito.
Ma a parte il personaggio, Valdivia è un gran bel giocatore e di talenti il Cile ne ha diversi. Da Alexis Sanchez, che nell'Udinese sta facendo veder grandi cose sulla trequart; a Mark Gonzalez, discontinuo ma pericoloso in avanti. Cile probabile seconda dopo gli spagnoli, a meno che i soliti cali di tensione non ne ridimensionino il rendimento.

(3 - fine)

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