Di Salò o Le 120 Giornate di Sodoma ho visto solo alcuni spezzoni, ma ho letto dioverse cose a riguardo e mi sono fatto un'idea.
Pasolini dichiara su questo film - testamento. "Nulla è più anarchico del potere. Ciò che il potere vuole è arbitrario, dettato da sue necessità... di carattere economico.... che sfuggono alla logica comune". Salò è il film maledetto di Pasolini, in cui l'uomo è rappresentato come un animale sfrenato, demoniaco, pienamente capace di applicare l'intelligenza al perseguimento del male. I quattro rappresentanti di quattro poteri reclutano esseri umani in rapporto ai quali viene costruito un rapporto di potere totale che ricorda i lager nazisti. Separati dal resto della società, in una villa persa nelle campagne, i quattro poteri sfogano le loro deviazioni in una trasgressione totale orientata alla morte; e solo la morte in ultima analisi, supera nella sua negatività assoluta le azioni degli uomini, che in essa si dissolvono.
Sul termine trasgressione occorre essere più precisi: non si tratta della trasgressione di qualche regola. Si tratta della creazione di nuove regole: quella che nel mondo è trasgressione, quindi, diventa ordine, un ordine sotto cui a pochi è lecito tutto sui molti. Così il potere è anarchia pura, una libertà "nera" che degrada presto nel caos e nella morte.
Pasolini era un perverso? Il film, in gran parte inguardabile, era una rappresentazione delle sue fantasie più disturbate?
Oppure era l'ultima grande parabola su un mondo che stava perdendo identità e quindi morale, per sostituire tutto con la panacea di un nuovo ordine negativo, quello del consumo? Un mondo in cui i sudditi non sapevano più di esserlo, e in cui essi benedicevano le forze che, se necessario, avrebbero portato al loro annullamento in una forma di dominazione totale e invisibile?
Difficile dirlo. Ma senza arrivare a quegli abissi, in cui l'uomo deve aver paura di se stesso, le cronache di questi giorni ci dicono che Pasolini aveva ragione perchè il meccanismo che aveva individuato esiste ed è perennemente in funzione.
Con una sostanziale differenza tra rappresentazione pasoliniana e realtà della cronaca. Mentre in quella il rapporto di potere assoluto si autodistrugge nell'indefinita morte, intesa come eternità che scioglie l'uomo nella sua polvere di in-significanza, nella cronaca siamo di fronte ad un sovrano che dopo aver edificato il suo impero, viene domato da esso. Il rapporto di potere tra Berlusconi e la sua oscena corte, che si estende ben oltre i confini delle sue tenute, è giunto ad un punto di rottura: egli non è riuscito a edificare quella separazione dal contesto che lo avrebbe portato a degenerare fino alle estreme conseguenze. E ora è costretto a subire egli stesso l'influenza di chi si credeva di dominare: ricattato dalle sue puttane, derubato dagli amici, tradito da quella chiesa a cui ha elargito sostanze pubbliche in quantità oscene.
La scarna moralità di base della bestia - uomo, forse solo un istinto di sopravvivenza, c'è ancora, nonostante tutto.
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